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    Allievi Elite, Affrico campione: intervista al capitano Guidorizzi

Solo se non lo avessimo visto in campo, ci stupiremmo della maturità e dell'equilibrio fuori dal rettangolo verde che dimostra Riccardo Guidorizzi, il capitano dell'Affrico campione regionale Allievi, uno dei leader di una squadra che, come ha sottolineato Gori, ha unito alla qualità di alcuni, il lavoro - alla pari - di tutti.

La gioia è maggiore, se arriva dopo un po' di sofferenza: la gara che ha sancito la vostra vittoria, con la Sestese è stata tutt'altro che una formalità. Come l'hai vissuta, e cosa hai provato al triplice fischio?

Quello che ho vissuto contro la Sestese è stato sicuramente un mix di emozioni, e alla vigilia del fischio d'inizio ho provato anzitutto sicurezza e tranquillità, perché ero molto fiducioso nelle nostre capacità dovuto al fatto che avevamo svolto una settimana di lavoro intenso. Dall'altro lato però temevo le insidie derivanti dall'obbligo di vincere, perché in caso di parità e di vittoria del Tau saremmo andati allo spareggio; normale che ci fosse quindi tensione e pressione. Ma le emozioni di segno positivo erano maggiori, e nell'istante in cui la gara è terminata, sembrerà banale dirlo, ma non posso che definire unico ciò che ho provato: dopo aver inseguito a lungo questo traguardo, che avevamo sfiorato nella finale del Bozzi di due anni fa proprio contro il Tau, capire di avercela fatta è stata una gioia enorme, che ho condiviso con tutti i miei compagni e in particolar modo con chi c'era anche in quella gara che perdemmo, nella categoria Giovanissimi. La possibilità di disputare le finali nazionali è un traguardo speciale, che in pochissimi calciatori possono vantare, e questo rende tutto ancor più bello, e unico.

Secondo il tuo allenatore, la chiave della vostra stagione è stata la continuità, e in particolare quella dimostrata da Pasqua fino alla gara contro la Sestese, una parte finale in cui non avete sbagliato più nulla. Come siete riusciti a gestire la pressione derivante dal ritorno del Tau, canalizzandola in energia positiva?

Per me, ma come per il resto della squadra, la pressione del Tau c'è stata e l'abbiamo avvertita, ma fino a un certo punto, perché siamo stati bravi nel restare concentrati nella ricerca del massimo per noi stessi: fin dall'inizio abbiamo disputato un campionato ricco di vittorie ma soprattutto con tantissime prestazioni positive a livello corale. Pur avendo perso il confronto diretto con loro nel girone di ritorno, le nostre certezze non si sono minate, abbiamo mantenuto grande fiducia nelle nostre potenzialità. Quando loro si sono fatti sotto in classifica portandosi a -2, abbiamo affrontato una serie di partite che ci sono servite per verificare la nostra forza di volontà, e siamo riusciti nell'intento, affrontando ogni gara degli ultimi due mesi con il piglio giusto. Il match contro la Sestese, all'ultima di campionato, era lo scoglio più duro e lo sapevamo: per questo ci siamo arrivati carichi, forti dei risultati e delle prestazioni proposte appunto nell'ultimo mese e mezzo.

Sempre in tema di continuità, riguardando il vostro cammino, colpiscono sia i pochissimi passi falsi che avete compiuto, sia le tante, nette vittorie che avete ottenuto: se dovessi scegliere una partita, quale ritieni sia stata la vostra miglior prestazione? E perché?

Scelgo la trasferta di Cecina, durante il girone d'andata, giocata in recupero dopo il rinvio di quel turno a causa dell'alluvione che a novembre colpì la nostra regione; a mio modo di vedere è stata quella la nostra gara migliore, perché all'epoca eravamo secondi, proprio dietro al Cecina, e in caso di vittoria avremmo agguantato la vetta, come poi è successo. Dopo quella gara, che giocammo senza sbavature, davvero al meglio delle nostre possibilità, la fiducia all'interno del gruppo è cresciuta tantissimo perché abbiamo toccato con mano le potenzialità di cui disponiamo. È stato sicuramente uno dei punti di svolta della stagione.

Il tuo rapporto con mister Gori: cosa senti che ti sta lasciando un anno passato assieme a lui?

Ho avuto la fortuna di conoscere mister Gori già lo scorso anno, quando lui allenava i 2006 e io mi sono aggregato a loro in diverse occasioni. Quest'anno insieme a lui è stato davvero speciale, sia per me sia per i miei compagni: al di là della vittoria del campionato, tutti noi abbiamo imparato molte cose a livello calcistico e non solo. Personalmente mi sento molto cresciuto grazie a lui, soprattutto sotto il profilo caratteriale, della ricerca costante di un miglioramento, sempre al servizio della squadra, nel ruolo di capitano.

La tua giovane carriera è già una bellissima storia: sei partito da una piccola società, ti sei meritato un'esperienza con la maglia della Fiorentina, adesso sei il capitano della squadra campione regionale. Cosa rappresenta per te il calcio, e cosa vorresti dal futuro?

Per me il calcio è stato sempre e fin da subito una passione, e per coltivare ogni passione occorrono dei sacrifici: penso ad esempio a studiare fino a tardi perché ho gli allenamenti, o rinunciare a qualche domenica di divertimento perché è il giorno della partita, e le trasferte sono lunghe e dispendiose. Ogni sacrificio che ho compiuto però è stato sempre ripagato: vicecampioni regionali nei Giovanissimi, campioni regionali Allievi B lo scorso anno, primi nell'élite Allievi quest'anno, e adesso le finali nazionali. Mi riempie di orgoglio sapere che pochi giovani calciatori vivono tutto questo. Per il futuro mi aspetto ancora tanta crescita a livello tecnico e tattico, e perché no, anche qualche altra soddisfazione. Questo è un augurio che estendo a tutti i miei compagni.

Ogni trionfo merita una dedica, e questo non fa certo eccezione. A chi rivolgi la tua personale?

La voglio dedicare ai miei compagni di squadra che, dal 17 agosto a oggi, si sono impegnati al massimo fornendo ognuno il proprio contributo. E poi a mio babbo, perché mi ha accompagnato sempre, in ogni momento della mia carriera, standomi vicino sia nei momenti no sia in quelli positivi. Se non ci fosse stato lui, a seguirmi con la sua passione, non avrei potuto diventare quello che sono, e ricevere così tante soddisfazioni dal calcio.

Lorenzo Martinelli