Verso La Partita Applaudita: interviste a Vaglini, Reni e Gabbrielli
La partita applaudita non vuole azzerare il tifo nei campi sportivi. Questa iniziativa dal carattere forte vuole invece far riflettere società, dirigenti, ragazzi e famiglie sul modo in cui si tifa oggigiorno. L'idea è quella di dare un esempio ai giovani in campo, di dare loro quella serenità necessaria per giocare e per divertirsi all'insegna del fair play e del rispetto reciproco. Sembra un ritornello, ma in realtà è un vero e proprio mantra. Perché La partita applaudita, come sintetizzato alla perfezione dal vicepresidente di Calcio Fair Play e coordinatore del progetto Andrea Vaglini, è un evento che trascende l'aspetto sportivo del calcio. Riscoprire la forza dello sport quale veicolo di valori sociali ed etici virtuosi è un dovere morale, quasi fisiologico viste le numerose vicissitudini che le nuove generazioni si trovano ad affrontare nel quotidiano. Né un punto di arrivo né una giornata fine a se stessa: che La partita applaudita possa rappresentare per tutti uno step importante all'interno di un percorso di crescita continuo.
IL VICEPRESIDENTE DI CALCIO FAIR PLAY E COORDINATORE DEL PROGETTO LA PARTITA APPLAUDITA ANDREA VAGLINI
Dalla prima edizione sperimentale de La partita applaudita somministrata nella provincia di Firenze alla terza di carattere transregionale che si terrà il weekend del 20, 21 e 22 febbraio 2026 ne è passata di acqua sotto i ponti. Tutto questo flusso di idee, di sentimenti e di sensazioni sta davvero conducendo il calcio giovanile dilettantistico verso lidi eticamente più nobili?
Sicuramente La partita applaudita qualcosa ha smosso, e sia le frequenze dell'opinione pubblica che le coscienze di tutte le persone toccate dall'iniziativa sono più sintonizzate sulle problematiche del calcio giovanile dilettantistico. Già nei mesi scorsi abbiamo ricevuto diverse testimonianze di società che, in autonomia, si sono mosse organizzando incontri con famiglie e psicoterapeuti sul tema, pertanto il messaggio in linea di massima è stato recepito. Oltretutto in parecchi, calcio a 5 compreso oppure chi il weekend del 21 e 22 febbraio riposa o chi gioca fuori casa, ci hanno chiesto di organizzare con maggior frequenza giornate come queste, estendendole magari anche ad altre categorie al fine di coinvolgere ancora più annate e attori. Rispetto a qualche anno fa la sensibilità sul tema socio-sportivo è diversa, più intensa e profonda; che sia tutto merito de La partita applaudita è improbabile, ma questo format unitamente a serate, incontri vari e altri progetti promossi dalla Federazione e da Calcio Fair Play sta senza dubbio attecchendo e attirando l'attenzione anche al di fuori dei nostri confini. La voglia c'è, ed è tanta, sia da parte delle istituzioni sportive che politiche. Come detto dal presidente del CONI Arezzo Alberto Melis, questo processo è iniziato da un sogno e si sta trasformando in realtà.
Dopo l'enorme successo della passata edizione, quest'anno è arrivato lo step tanto sorprendente quanto voluto, per non dire quasi necessario al fine di uno sviluppo continuativo. Ma come si è arrivati a esportare il progetto de La partita applaudita fuori dai confini della Toscana?
Il processo di espansione è nato perché abbiamo captato una sensibilità importante anche fuori regione. Noi di Calcio Fair Play siamo stati chiamati in Umbria da alcuni nostri amici, primo tra tutti Maurizio Falcinelli, per relazionare al convegno di presentazione del Torneo dei Borghi calciogiovane 90, e lì abbiamo avuto modo di presentare La partita applaudita. L'idea è subito piaciuta e in seguito abbiamo approfondito il tema portandolo avanti grazie soprattutto al lavoro svolto dalla Federazione Toscana e da Paolo Mangini in primis. In un secondo momento anche l'Emilia-Romagna, venuta a conoscenza di questo progetto, si è mostrata piacevolmente interessata nella figura del presidente della FIGC emiliano-romagnola Alberici, persona molto sensibile sulle tematiche etiche e sociali nello sport. Lo sforzo comune ci ha permesso di fare un passo avanti enorme ma non vogliamo fermarci: l'idea, nel giro di un biennio, è di riuscire a coinvolgere tante altre regioni. Enrico Gabbrielli, presidente del SGS Toscana, e i vari membri del comitato quali Bellocci, Taiti e Perniconi, giusto per citarne alcuni in rappresentanza, hanno dato e stanno dando tantissimo alla causa. Stesso dicasi per Simone Cardullo, presidente del CONI Toscana, Damiano Sforzi delegato allo sport di ANCI Toscana e Tiziano Reni, presidente dell'AIA Toscana. Il coinvolgimento è totale.
Under 15 femminile e Under 14 maschile le categorie scelte per l'evento in Toscana. Quale logica vi sta dietro?
Abbiamo deciso di coinvolgere le due categorie che segnano il passaggio dalla Scuola Calcio all'attività agonistica, fasce in cui risultati, classifiche e prestazioni iniziano a contare davvero, con tutto ciò che ne consegue. Per i giovani fischietti, i ragazzi e le ragazze questa è presumibilmente l'annata più difficile da affrontare e noi adulti abbiamo il dovere di indirizzarli sulla retta via con comportamenti sani e positivi.
Ormai il conto alla rovescia è iniziato e il weekend del 20, 21 e 22 febbraio è alle porte. Che sensazioni porta questa vigilia?
Sensazioni contrastanti. Accanto al grandissimo orgoglio, al grandissimo senso di appagamento e all'emozione di essere arrivati a questo punto dopo mesi di duro lavoro c'è inevitabilmente una componente importante di paura. Come dei calciatori che si apprestano a giocare una partita, anche noi stiamo vivendo questi giorni di vigilia con un pizzico di sana tensione nervosa.
Rimanendo nel campo della metafora calcistica, il riscaldamento è finito e la chiama è stata fatta. Ora non resta che dire solo una cosa: in bocca al lupo.
Che questo evento non sia solo una passerella di un giorno ma che diventi una pietra miliare e uno spunto di riflessione importante per il presente e per il futuro. Il nostro intento, lo ribadiamo ancora, non è quello di silenziare i campi sportivi e di annullare la competitività. In diversi infatti bollano la filosofia di Calcio Fair Play come troppo morbida, ma in realtà questo messaggio è totalmente errato. Tutti vogliamo vincere, e perseguire il successo individuale e collettivo è il fine giusto da raggiungere; ma il mezzo deve essere diverso. Possiamo e dobbiamo fare calcio in un clima migliore, più sereno e tranquillo, affinché ogni partita venga interpretata come un momento di puro divertimento.
IL PRESIDENTE DELL'AIA TOSCANA TIZIANO RENI
Il lavoro svolto dall'associazione Calcio Fair Play in sintonia con la Federazione non è che un primo passo nel lungo processo di bonifica del calcio giovanile dilettantistico, troppo spesso contaminato da tossine socio-culturali ancor prima che sportive. Ora che l'edizione transregionale de La partita applaudita è alle porte, mettiamo nero su bianco la riflessione che l'accompagna: può questa particolare giornata smuovere davvero gli animi?
Il lavoro in sinergia di tutte le componenti sia sportive che politiche sta dando frutti importanti ma è chiaro che un'iniziativa o un incontro non possono bastare a estirpare tutti quei comportamenti negativi che purtroppo si registrano troppo spesso nei campi da calcio. La radice maligna è piantata nel profondo del sistema ed è da rintracciare più nell'etica della società odierna che nell'attività sportiva in sé per sé. Il messaggio lanciato da Calcio Fair Play è comunque importante e la sua eco deve penetrare ancora più all'interno della coscienza di tutti.
Risse, contestazioni e talvolta atti di violenza deprecabili si sono registrati, dati alla mano, molto più a livello di settore giovanile che di Eccellenza, Promozione o Prima Categoria. Come si spiega la differente espansione di questa piaga purulenta?
I piani da prendere in analisi sono diversi. Contando che ogni fine settimana si giocano in Toscana all'incirca un migliaio di partite, il primo aspetto da tenere in considerazione è quello puramente numerico. La stragrande maggioranza delle gare vede coinvolte le categorie del Settore Giovanile e della Scuola Calcio, per cui è naturale che gli episodi siano più frequenti in determinate fasce d'età. Il secondo piano, purtroppo, riguarda invece la cultura sportiva. Più si cresce, più nelle società, nei dirigenti e nei calciatori si instaura e solidifica una concezione più lucida dell'attività agonistica, mentre nelle giovanili spesso c'è poca professionalità e si tende a interpretare il calcio con scarsa cognizione di causa. Il terzo piano d'analisi è quello più cupo, più dolente da analizzare, e riguarda i problemi legati alla quotidianità nella quale viviamo. Ormai le violenze delle baby gang, gli atti osceni dei cosiddetti maranza e i frequenti casi di bullismo e cyberbullismo sono all'ordine del giorno, e di riflesso tutta questa corruttela tocca anche il calcio. La partita applaudita non sarà e non può essere la panacea di tutti i mali della società, però nel suo piccolo è un segnale forte che ci deve far riflettere. Cambiare le cose così, da un giorno all'altro, è impossibile, ma provare a rispolverare concetti sani come l'amicizia e il rispetto è doveroso.
Come si pone in quest'ottica di effort unitario il weekend del 20, 21 e 22 febbraio?
Sarà un fine settimana molto importante per il calcio giovanile perché l'attenzione mediatica è tanta e l'impegno è massimo da parte di tutti gli attori. Mi aspetto di vivere un clima sereno e di amicizia, intriso di rispetto; mi aspetto segnali chiari e forti, segnali in grado di lasciare una scia a livello comportamentale positiva. Avendo allargato questo progetto sia all'Emilia-Romagna che all'Umbria, l'auspicio è che pian piano la voglia di cambiare questo sistema moralmente corrotto si espanda ancora di più. Nessuno vuole fallire.
IL PRESIDENTE DEL SETTORE GIOVANILE E SCOLASTICO TOSCANA ENRICO GABBRIELLI
Chi meglio degli addetti ai lavori del Settore Giovanile e Scolastico può entrare nel merito dell'effetto, dell'onda d'urto emanata dall'iniziativa La partita applaudita. Dopo l'edizione del marzo dello scorso anno, cosa è cambiato a livello di opinione pubblica e di sensibilità sul tema fair play nel comparto del settore giovanile?
La partita applaudita riguarda in particolar modo la categoria Under 14, la prima ad affacciarsi nell'agonistica, e in questa fascia d'età c'è da dire che durante questi mesi non abbiamo registrato episodi particolarmente negativi. Stesso discorso per l'attività di base, settore in cui non si sono riscontrate criticità. Sia sugli spalti che sul rettangolo verde abbiamo invece dovuto prendere atto di situazioni poco edificanti nelle categorie superiori, dai Giovanissimi in su. Insieme agli amici di Calcio Fair Play, alla Federazione e all'AIA Toscana stiamo studiando come ampliare il catalogo delle iniziative per avere più riscontri concreti a tutti i livelli.
Come si è mosso il Settore Giovanile e Scolastico sullo scacchiere riguardante l'allestimento de La partita applaudita?
Tutti gli addetti ai lavori del Settore Giovanile e Scolastico hanno sposato fin da subito la causa promossa da Calcio Fair Play, tanto che la nostra presenza era già viva e attiva durante la prima edizione sperimentale nella provincia di Firenze. Nel corso dei mesi niente è cambiato e anzi, il nostro supporto si è fatto sempre più intenso perché la necessità di cambiare lo status quo del calcio giovanile dilettantistico è davvero impellente. Anche nelle giornate del 21 e 22 febbraio saremo presenti su diversi campi della regione per aiutare e comunicare nel modo adeguato con ragazzi, dirigenti e soprattutto genitori; genitori che, spesso, devono essere educati e formati nel modo corretto sulla vera finalità dell'attività sportiva.
Quali feedback ci si aspetta di ricevere dal weekend del 21 e 22 febbraio?
Dobbiamo essere consapevoli innanzitutto di avere a che fare con una situazione diversa rispetta a quella dell'anno scorso perché cambiano gli utenti, i destinatari del nostro messaggio. I ragazzi sono diversi, i dirigenti sono diversi e i genitori sono diversi, per cui sarà importante trasmettere ex novo i giusti concetti. In tante province nell'edizione passata abbiamo registrato addirittura zero cartellini sventolati, un risultato che ha del clamoroso e che, nel suo piccolo, è denso di significati. Certo il clima irreale fatto di silenzi e applausi non è che una sana provocazione, ma dai feedback passati possiamo trarre tanti spunti di riflessione positivi. Io vengo da decenni di insegnamento nelle scuole in qualità di professore di educazione fisica, per cui ho una visione ampia della situazione e di quanto la società tante volte rifletta il proprio andamento nello sport. Della serenità, alla fine, ne beneficiamo tutti: la violenza verbale, fisica e psicologica è una piaga che dobbiamo combattere oggi più che mai.
Lorenzo Profili
