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    Allievi Venturina: mister Bucciantini ai microfoni di Calciopiu OnAir

Un pareggio per 3-3 sul campo dello Scandicci e un clamoroso 6-1 contro il Fucecchio, arrivato alla sfida da capolista. Il Venturina ha mandato due segnali forti al campionato Allievi élite, confermando un'imbattibilità che dura da cinque giornate. Due vittorie e tre pareggi valgono l'ottavo posto: una partenza incoraggiante, da trasformare adesso in un percorso di crescita. Ne ha parlato Fabio Bucciantini, allenatore dei biancocelesti, intervistato nella seconda puntata stagionale di Calciopiù On Air, la trasmissione di Calciopiù in onda su Radio Firenze Viola ogni martedì.

L'entusiasmo è inevitabile, soprattutto dopo un successo di quelle proporzioni. Il calendario, però, offre subito un antidoto al rischio di sentirsi arrivati. La medicina contro l'esaltazione è semplice: nelle prossime tre giornate affronteremo le squadre che hanno dominato lo scorso campionato. Prima il Tau fuori casa, poi la Sestese in casa e infine il Montevarchi in trasferta. Per fortuna il calendario ci obbliga a rimanere concentrati. Senza rinunciare al gusto di raccogliere quanto seminato: Sono ragazzi giovani, è giusto che si godano queste soddisfazioni e celebrino i risultati. Significa rendere merito al lavoro e al percorso che ci hanno permesso di pareggiare a Scandicci e vincere così bene domenica.

Contro il Fucecchio hanno pesato anche le scelte tattiche e la disponibilità del gruppo a interpretarle. Un piano coraggioso, costruito per limitare i rifornimenti a un reparto offensivo fino a quel momento particolarmente efficace: sapevamo di affrontare una squadra forte, letale dentro l'area di rigore. Dovevamo far arrivare pochi palloni ai loro giocatori di qualità e, per riuscirci, serviva essere audaci. Durante la settimana ci siamo convinti di questa strada, ma puoi percorrerla soltanto se hai ragazzi con un enorme spirito di sacrificio. Abbiamo giocato con quattro uomini dalle caratteristiche offensive, che hanno fatto un grande lavoro per la squadra.

Alla base c'è un'idea precisa di formazione: Cerchiamo di far crescere giocatori capaci di fare più cose, perché questo permette di trovare soluzioni diverse durante la partita. Vogliamo proporre il nostro gioco, rispettando però l'avversario e adottando le contromisure necessarie. Un lavoro agevolato dalla conoscenza reciproca: Tosi, il capitano, Monaci e Tassi erano già con me lo scorso anno, pur essendo del 2010, perché la rosa dei 2009 era corta. Con loro c'era già grande sintonia, e col lavoro ci stanno arrivando tutti. La soddisfazione maggiore è vedere che i ragazzi hanno capito una cosa: se nello sport ti applichi, puoi riuscire a fare anche cose difficili, importanti e belle.

Il gruppo è cambiato poco in estate, con i soli inserimenti di Caputo e Barbagli. Alle spalle c'è una stagione negli Allievi B élite conclusa con la salvezza, dopo un avvio complicato e un girone di ritorno in crescita: l'anno scorso non avevamo trovato subito l'alchimia giusta, poi emersa nella seconda parte del campionato. Abbiamo avuto anche episodi sfortunati. La rosa è corta, ma la qualità è importante: i nuovi conoscevano già i compagni e si sono inseriti rapidamente. E anche io ho maturato un po' di esperienza nella categoria.

Bucciantini, però, invita a leggere la partenza senza lasciarsi abbagliare dall'ultima domenica. Dopo cinque giornate può essere vero tutto e il contrario di tutto. Ai ragazzi ho fatto notare che nel girone ci sono tre squadre imbattute: due sono prima e seconda, poi ci siamo noi, che siamo ottavi. Non perdere è importante, ma tra un pareggio e una vittoria c'è tanta differenza. Dobbiamo fare un altro passo: tra lottare sempre e riuscire effettivamente a vincere passa qualcosa. C'è ancora margine per migliorare.

A sostenere questo percorso c'è un ambiente che accompagna con partecipazione anche le squadre giovanili, ben oltre le partite casalinghe. Per Bucciantini, allenatore e venturinese, le radici sono nella rinascita della società. Il Venturina è stato ricreato nel 2008 grazie a tre ragazzi del paese, persone che avevano giocato qui e che hanno figli che giocano nel Venturina. Per autofinanziarci organizziamo ogni anno una sagra, con tanti volontari: col tempo è diventata un appuntamento importante, coinvolge le persone e cementa la passione. Il fatto che tanti ragazzi siano del posto fa sentire tutti partecipi.

Un legame alimentato anche dal modo di vivere il campo. Il fair play è un nostro obiettivo. Si guarda la partita vicino alla balaustra, senza barriere, e chi viene allo stadio deve comportarsi in una certa maniera. Anche questo aiuta altre persone ad avvicinarsi. Il paese si è mosso per salvare la squadra e continua ad alimentarla con il volontariato e la partecipazione: c'è un filo invisibile che lega tutti e crea un ambiente familiare.

Quanto agli obiettivi, il tecnico rimanda ogni definizione più avanti. Prima viene la verifica della continuità, soprattutto davanti al trittico di gare che attende i suoi ragazzi. Sto insegnando loro a non guardare la classifica finché tutte le squadre non si saranno affrontate. È un campionato nel quale si vedono risultati molto diversi da una domenica all'altra. Voglio vedere soprattutto un salto di mentalità dopo queste due prestazioni. Come ogni anno, intorno a Natale ci daremo un obiettivo: deve essere uno stimolo per crescere. Siamo ambiziosi, ma l'ambizione va misurata con il lavoro sul campo. Ai ragazzi piace sognare e piace anche a me, che ho 52 anni. Quando i sogni ci sono, bisogna cavalcarli.

Spazio anche a una riflessione su un torneo ricco di gol, con un solo 0-0 nelle prime quaranta partite: proprio quello tra Venturina e Montignoso. Credo ci sia un cambiamento culturale nel modo di insegnare calcio, oltre all'effetto delle nuove regole. In queste categorie bisogna insegnare ad avere coraggio e lavorare sulla tecnica. Poi la battuta: Se quella partita è finita 0-0, la colpa è soltanto del nostro portiere, che ha fatto due miracoli!

La chiusura è dedicata alla Fiorentina, con Bucciantini che, alla domanda su cosa aspettarsi da questa stagione, mette per un momento da parte la panchina biancoceleste e parla da tifoso. Secondo me la squadra c'è, vedo talento in alcune zone del campo. Vorrei che facesse divertire noi, invece di chi la incontra. Tra preoccupazione e ironia, arriva anche una candidatura scherzosa: Mi piacerebbe allenarla: almeno sarei artefice del mio dolore!. Il desiderio, però, è quello di tornare a guardare più in alto: Mi piacerebbe parlare di Europa League e di belle soddisfazioni contro squadre importanti.

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